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La Mindfulness


Jon Kabat-Zin ha definito la Mindfulness “porre l’attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”. Questa definizione pone l’accento, dunque, su un “processo” in cui si dirige volontariamente attenzione su quello che accade, momento per momento, nella propria mente, nel proprio corpo e tutto intorno a noi diventando consapevoli dell’esperienza che si sta vivendo senza darne un giudizio (positivo o negativo) ma semplicemente “vivendo “ appieno il momento. Ma la Mindfulness non è soltanto un processo mentale: restare in ascolto di se e del mondo, senza giudicare o criticare richiede e sviluppa un’attitudine, un tratto di personalità. Ma a cosa esattamente si dovrebbe prestare attenzione e perché farlo? Ognuno di noi è costantemente inserito in flusso di percezioni sensoriali fisiche e psichiche che generano delle sensazioni ( piacevoli, spiacevoli, miste etc.), di stati emotivi quali rabbia, tristezza gioia e di “oggetti “ mentali come i pensieri. Generalmente gran parte di questi processi mentali sono guidati da una sorta di “pilota automatico “, da meccanismi automatici e inconsapevoli di pensiero basati routine e abitudini cristallizatesi nel tempo. Immaginiamo di essere alla stazione e vedere una persona a terra che chiede aiuto : Se la mia concezione del mondo è che sia un posto minaccioso e pericoloso( o l’idea di me è di essere debole e vulnerabile) alla vista della persona a terra (percezione) potrei pensare che “potrebbe essere un trucco “, provare paura (emozione) e di conseguenza allontanarmi velocemente abbandonando lo sventurato al suo destino(comportamento). Probabilmente più tardi un vago senso di colpa(emozione) mi porterebbe a ripensare all’accaduto ma quasi sicuramente interverrebbero delle giustificazioni in automatico: ”non erano fatti miei “; “ero in ritardo “; “ci avrà pensato qualcun altro “ etc. Qualcuno potrebbe farmi notare che avrei potuto chiamare un’ambulanza da distanza di sicurezza fornendo nel contempo aiuto senza rischiare. Già!…..perché io non ci ho pensato? Perché quella mi è sembrata l’unica soluzione?

La tendenza a reagire agli stimoli interni o esterni, in particolare quelli stressogeni, affidandoci a schemi automatici ci porta a diventare incapaci di separare gli eventi dai comportamenti che mettiamo in atto per fronteggiarli. Quando ci affidiamo agli automatismi nella sequenza “percezione, pensiero, emozione, comportamento “ entriamo in uno stato di Mindleseness ; le nostre alternative sembrano scomparire lasciandoci con un senso di impotenza, di fragilità e inadeguatezza. Essere mindless significa stare in uno stato di fusione tra pensiero ed emozione ed identificarsi con essi. Se in passato ho provato imbarazzo in un contesto pubblico potrei pensare: ”questa sera devo andare ad una festa, sicuramente sarò in imbarazzo….ecco guarda sto arrossendo già adesso. Se andassi se ne accorgerebbero tutti. Sono proprio uno stupido e un debole. Devo controllarmi…”

Il solo pensare ad uno stato emotivo negativo ha generato una risposta come se lo stimolo doloroso fosse fisicamente presente, generando a cascata giudizi svalutanti e grandi sforzi per controllare il mio pensiero come strategia adattiva. Essere Mindfull significa entrare in contatto con pensieri, sentimenti, emozioni e sensazioni corporee, decentrarci e disidentificarci da essi valutandoli per quello che sono: eventi mentali transitori e non entità fattuali in grado di agirci, guidarci e controllarci.

Ma come diventare più mindfull?

A fine anni settanta del secolo scorso Jon Kabat Zinn ha messo a punto il protocollo Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR), un programma di gruppo articolato in 8 incontri a cadenza settimanale di circa tre ore, condotto da un esperto in cui i partecipanti fanno esperienza di forme di meditazione strutturate e vengono introdotti a forme di meditazioni non strutturate. In aggiunta agli incontri, i partecipanti dovranno proseguire la pratica di meditazione durante tutta la settimana estendendo la pratica di consapevolezza non strutturata a tutte le attività che normalmente svolgiamo con il “pilota automatico “ inserito come guidare, mangiare, fare la doccia etc. Esiste ormai una vastissima letteratura scientifica , supportata da recenti studi di neuro-imaging, che attesta l’efficacia della Mindfulness nel contrastare lo stress, le recidive della depressione, il dolore cronico, disturbi gastrointestinali, stress post traumatico e in generale tutti quei disturbi connessi ad un’emotività disregolata. La Mindfulness ha mostrato di portare miglioramento anche sulle competenze cognitive, migliorando l’attenzione sostenuta, la memoria visto spaziale, la memoria di lavoro e la concentrazione .

  • Premesse

    Chiunque oggi educhi a vario titolo con i bambini e gli adolescenti, sa bene come a fronte di una generale attenzione e cura per il loro sviluppo, maggiore che in qualsiasi altra epoca, non sempre corrisponda un reale “benessere” interiore. I ragazzi, sin da piccoli, sono inseriti in un sistema competitivo e performante dove spesso l’unica cosa che conta è il risultato. La routine quotidiana di queste future donne e uomini è scandita da ritmi serrati, dal proliferare di attività sportive, artistiche o formative, da standard alti e aspettative genitoriali elevate. L’aspetto gioioso e spontaneo di tali attività è allora sostituito dalla sensazione di “dover” fare e in più fare “bene e in fretta”. E’ conseguente che il “fare” sia diventato l’aspetto più importante del quotidiano , a scapito dell’ “essere” (e questo è tanto più vero per gli adulti). Secondo L’APA l’attuale generazione di bambini e adolescenti si trova a fronteggiare una quantità di stress, proveniente dall’ambiente sociale e familiare, superiore rispetto ai coetanei del passato. Anche i genitori, inseriti in un medesimo sistema sociale improntato al perfezionismo e al risultato, patiscono lo stesso stress con il risultato di non rappresentare più un fattore protettivo quanto piuttosto iatrogeno (in modo vicario) per i propri figli. I media impongono un’ideale di modello genitoriale pressoché irraggiungibile: la super mamma (o papà) che lavora, accompagna i bambini, fa sport, è una cuoca provetta, coltiva relazioni personali e hobbies, cura il proprio aspetto, addormenta i propri figli……. Tutto senza perdere la pazienza o il sorriso. In realtà i genitori frammentano e demandano sempre di più il proprio ruolo educativo ad altre figure o istituzioni: L’allenatore, lo psicologo, la babysitter, l’insegnante di musica, la scuola. La mancanza di tempo, gli impegni lavorativi che saturano lo spazio mentale oltre l’orario “d’ufficio” inficiano anche la qualità delle relazioni familiari in modi sottili e pervasivi: spesso i membri di una famiglia sono fisicamente presenti nella stessa stanza ma con la mente impegnata in altri luoghi. Quando la nostra mente è scollegata dal momento presente e immersa in un flusso di pensiero distante, ogni richiesta da parte dell’ambiente suonerà come un’interferenza, un fastidio. Sarà difficile allora prestare attenzione alle richieste dei propri figli; notare immediatamente delle difficoltà; rispondere adeguatamente alle fisiologiche crisi che lo sviluppo comporta. Meglio allora distrarre i propri figli, per permettere che gli adulti facciano le loro cose importanti: distrarli quando sono al ristorante, mentre si è in viaggio, mentre si prepara la cena, quando si è a casa di amici, mentre mangiano. Un tablet o un telefono risultano adeguati allo scopo. Il problema è che se li si costringe a distrarsi durante queste attività non ne faranno mai esperienza e non svilupperanno un modo per acquisirla. C’è da sorprendersi se sempre più bambini sviluppano problematiche legate all’attenzione?

  • La mente dei bambini

    Considerando quanto sia difficile per noi adulti restare concentrati mentre svolgiamo le nostre routine quotidiane viene da chiedersi se un protocollo di meditazione strutturata, il cui fine è quello di sviluppare un’attenzione consapevole e continua possa funzionare per i bambini. Si è notato che anche il metedo Montessoriano utilizza(va) molte pratiche, i cui principi e finalità sono coerenti con quelle mindfulness, già dall’età prescolare: con il suo porre l’accento sulla concentrazione profonda, sull’integrazione mente-corpo, i suoi esercizi specifici come quello del Silenzio o l’Esercizio del camminare sul filo, molti aspetti sembrano fare eco alle pratiche di consapevolezza. Nella pratica Montessoriana anche gli aspetti “strutturali” sono impostati allo sviluppo della consapevolezza e della concentrazione: il posizionamento preciso e ordinato del materiale ludico negli spazi; l’atto di apparecchiare e sparecchiare in modo autonomo focalizzandosi sul “qui e ora”. Per sostenere lo sviluppo di una profonda e duratura concentrazione, il metodo montessoriano prevede periodi di lavoro durante i quali un bambino può perseguire una singola linea di lavoro scelta autonomamente, cosa che permette di farlo immergere in completamente nell’attività che sta compiendo( il Flow). Durante questo periodo di esplorazione ininterrotta, che può durare due-tre ore, i bambini vengono lasciati ad indagare autonomamente le aree che più interessano loro, mentre gli insegnanti restano ad osservare e forniscono chiarimenti o supporto solo quando richiesto dai bambini. Attività, dunque, in cui non c’è performance o risultato ma in cui la creatività è libera di esprimersi scovando nuove caratteristiche, funzioni e utilizzi del materiale a disposizione, in cui la soddisfazione viene dall’impegno svincolato dal giudizio. Attraverso l’attività spontanea ma ordinata e strutturata, il bambino combatte paure, pigrizia, aggressività, timidezza, fantasticherie, e conquista un nuovo stato mentale che lo orienta e lo immerge in modo più pieno nella realtà.


    Da un punto di vista evolutivo lo stato mentale esperito dai bambini è più mindfull di quanto non lo sia quello adulto: quando messi in condizione, sono più immersi nelle proprie attività, esprimono in modo diretto le proprie emozioni senza curarsi del giudizio altrui, sono più genuini nell’approccio alle proprie esperienze, hanno un’attitudine meno svalutante e cinica riguardo le proprie attività. Nei paesi orientali la pratica di meditazione di tipo consapevole è presente per cultura e tradizione nel bagaglio di formazione dei bambini in età scolare.


    Negli ultimi 20 anni sono stati sviluppati diversi programmi di training mirati alla riduzione dello stress e al benessere dei bambini che utilizzano la Mindfulness come fulcro di intervento. Tali programmi, ampiamente utilizzati nei paesi anglofoni, sono strutturati in modo tale da poter essere implementati nella pratica didattica e coinvolgono gli/le insegnanti sia in termini di formazione che di “fruizione” delle pratiche meditative. Tra i più utilizzati ricordo: Wellnesss Works in schools; Inner Resilience; Still Quiet Place; Inner Kids; Mindful Schools; Mind Up. La letteratura scientifica sull’efficacia della Mindfulness utilizzata con bambini in età scolare è ormai così nutrita da poter essere considerata (al pari di quella per gli adulti) 

  • Evidence Baced Practice

    L’efficacia è stata mostrata nel:

    •  Incrementare l’ottimismo, le emozioni positive e la competenza emotiva e sociale e diminuire l’aggressività e il comportamento oppositivo
    • Migliorare il comportamento e l’ansia nei bambini con ADHD e aumentarne l’attenzione sostenuta
    • Potenziare la resilienza, il benessere, la motivazione, la fiducia, la competenza e l’efficacia
    • Promuovere l’autostima, la qualità del sonno, la cura e la consapevolezza di sè

    Al di la delle evidenze scientifiche, spesso in studi condotti su bambini in condizioni cliniche, sono convinto che anche in assenza di patologie conclamate o vissuti di forte stress la pratica della mindfulness possa dare maggiore resilienza e controllo dell’emotività a tutti i ragazzi in processo di strutturazione “virtuosa” della propria personalità.

  • Il Programma Il Fiore dentro

    Il protocollo proposto si basa sull’adattamento italiano del protocollo MBSR messo a punto dalla dott.ssa Montano e Villani . E’ rivolto a bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni ed è concepito per il piccolo gruppo. Idealmente i partecipanti del gruppo dovrebbero essere omogenei per età così che le attività proposte possano essere tarate con efficacia. Il programma prevede 8 incontri settimanali più un incontro preliminare di orientamento con i genitori, di durata di circa 60 minuti (a seconda della numerosità dei partecipanti). Nel computo del tempo necessario va tenuto presente quello impiegato per la preparazione e l’accoglienza dei bambini. Ogni incontro, dopo il primo, ha una struttura fissa che può essere così delineata:

    • Meditazione di apertura (5 minuti)
    • Revisione homework (5 minuti)
    • Presentazioni didattiche (5 minuti)
    • Discussione in classe e condivisione di esperienze (10 minuti)
    • Meditazione formale centrale (5 minuti)
    • Letture, favole e filastrocche (5 minuti)
    • Meditazione di chiusura (5 minuti)
    • Assegnazione Homework (5 minuti).

    Il programma è composto, come si può notare, sia da una pratica formale con tre sessioni di meditazione, sia di momenti di natura psicoeducazionale consistenti in presentazioni didattiche, discussioni di gruppo e condivisione delle esperienze. La pratica esperienziale comprende la sitting meditation, la mindfull eating, l’ascolto consapevole, la walking meditation, l’hata yoga e il body scan. Ogni incontro si conclude con l’assegnazione di homework finalizzati a reiterare e approfondire l’argomento trattato in classe o a preparare all’incontro successivo. I bambini riceveranno ad ogni incontro materiali per il lavoro di gruppo e schede o handout per la pratica a casa e se possibile tracce audio per la meditazione. Possibilmente la stanza in cui svolgere le attività dovrebbe essere sempre la stessa ed essere sufficientemente grande da accogliere la classe in cerchio; meglio ancora se un’aula diversa da quella usata per la didattica. Il programma ha una durata complessiva di 8 settimane.

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Dr. Jenny Mobilia


  • Laurea triennale in psicologia dello sviluppo e dell’educazione, presso l'università degli studi di Padova;
  • Laurea magistrale in psicologia clinica, presso università cattolica del sacro cuore;
  • Master di II livello in psicopatologie dello sviluppo, presso l'università degli studi di Padova;
  • Master di II livello in mediazione familiare e gestione dei conflitti, presso il CENAF di Roma, (progetto sostegno alla genitorialità);
  • Master di II livello guarire il trauma, valutazione, relazione terapeutica e trattamento del trauma semplice e complesso, presso l’istituto A.T. Beck, Roma;
  • Abilitazione al corso professionale di I° grado in operatrice di training autogeno, presso C.I.S.S.P.A.T., Padova;
  • Master di II livello in hr specialist, presso scuola romana di psicologia del lavoro e delle organizzazioni.
  • Ho conseguito un corso ABA riconosciuto dal MIUR.

Dr. Dario Mazzagatti


Psicologo, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale e terapeuta EMDR. Svolge terapia individuale, di coppia e dell’età evolutiva. Gruppi Mindfulness per adulti ed età evolutiva.


Psicologo e psicoterapeuta, specializzato presso la scuola Cognitivo Comportamentale Istituto A.T. Beck di Roma. Laureatosi a Palermo nel 2003 nell’indirizzo sperimentale, ha svolto il tirocinio abilitante presso la facoltà di Psicologia di Messina nell’area neuropsicologica.

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